La guerra delle margherite · Capitolo II

Il primo ricordo

Delle urla confuse si disperdono in lontananza, insieme a una rabbia impotente; vedevo un bagliore lontano coperto dalla tenebra che vorticava attorno a me come un vento nefasto, e a poco a poco cancellava quel bagliore che stava davanti a me; sentivo il mio corpo bruciare sui fianchi, sugli arti, al petto e sul dorso, due mani risalgono su di me avvinghiandosi al petto e coprendomi con un braccio che passa sotto le braccia e un secondo che dalla direzione opposta si aggancia alla mia spalla sinistra, sentivo a poco a poco di venire tirato verso il basso, verso un abisso che con un fare calmo al tatto mi portava a sé, mentre io affondavo nel baratro e lasciavo quella luce ormai fioca lontana da me.

Anno 1206

Correvo su una collina ripida, improvvisamente un bagliore si irradiò nelle mie pupille, ma in particolare il ricordo vede, successiva a quell’irradiazione, una margherita che a primo impatto era di un colore solare arancione e che poi diveniva una bianca margherita, su un prato rigoglioso e verde dove percepivo l’aria tiepida e una leggera brezza di clima primaverile ormai scemante e la base dei miei piedi che toccava a tentoni zampettati quell’erba leggermente umida e soffice.

In lontananza, ai piedi di quel prato rigoglioso di margherite sparse qui e là e verde, una donna anziana con le braccia aperte, di cui ho solo presente l’immagine ma di cui ricordo a tratti il volto, mi urlava , nel frattempo io balzavo oltre i fiori che avevano attirato la mia totale attenzione: feci un balzo che scavalcò i fiori per non schiacciarli, ma mettendo giù male un piede persi l’equilibrio e così rotolai per un’abbondante decina di metri; sentivo il mio corpo che si schiacciava verso la mia pancia e la terra che mi veniva addosso, io chiudevo gli occhi e tra un giro e l’altro cercavo qualcosa per fermarmi ma non ci riuscivo, nello stesso istante il mio corpo si graffiava e generava ematomi che sarebbero apparsi da lì a poco.

Vedendo ciò la donna anziana si avvicinò per fermare quella caduta libera verso il basso, ma alla fine piansi a dirotto senza smettere, probabilmente per un tempo infinito, mentre venivo raccolto da quelle mani buone ma sempre più fragili che di lì a poco non avrebbero più asciugato quelle lacrime.